I più attenti osservatori e gli amanti del luppolo non avranno potuto fare a meno di notare che da qualche anno in Italia si è diffusa una tendenza che prima apparteneva ad una nicchia piuttosto ristretta: la birra artigianale. Nelle città hanno infatti cominciato a fioccare locali dediti alla degustazione e alla vendita di questa antica bevanda, che nell'ultimo quinquennio sembra stia vivendo una seconda giovinezza.
Forse non tutti sanno, però, che la birra artigianale italiana ha un bicchiere universale per la sua degustazione, di nome Teku. No, non si tratta di nulla di orientale, ma di un'invenzione tutta italiana. Il Teku prende il nome dalle iniziali dei suoi "padri", Teo Musso e Kuaska, cioè due tra i più importanti e riconosciuti esperti di birra italiani nel mondo. Correva l'anno 2004, e la birra artigianale in Italia era una realtà riservata a pochi eletti.
I due si misero al tavolo per mettere a punto un'idea che per quegli anni era senz'altro originale: realizzare un bicchiere che fosse in grado di esaltare tutte le peculiarità della birra, evidenziandone pregi e difetti e la cui destinazione d'uso fossero le degustazioni nei concorsi birrari e tutte le varie situazioni ufficiali. Col passare del tempo, però, la fama del Teku continuò a crescere, al punto che molti birrifici e locali di alto profilo cominciarono ad associare a questo innovativo bicchiere la propria immagine. In un periodo in cui il mondo del food e del beverage iniziarono ad essere prepotentemente in auge (con i risultati che ancora oggi, dopo diversi anni, possiamo apprezzare), il Teku era diventato il simbolo della birra d'eccellenza.
Il suo successo è stato certificato anche a livello internazionale, tant'è che alcuni dei mostri sacri della birra artigianale europea hanno deciso di adottarlo e di collegare ad esso la propria immagine.
É vero, l'identità del Teku è andata un po' corrompendosi nel corso degli anni, e da bicchiere universale per la degustazione è passato ad essere considerato un bicchiere universale per la birra, due concetti del tutto diversi. Ogni birra artigianale ha infatti uno stile che la caratterizza, qualità organolettiche proprie, e non può quindi esistere un solo bicchiere che sia in grado di esaltare indistintamente l'esperienza gustativa di ogni singola birra.
In ogni caso, al netto di tutte le luci e delle possibili ombre, è indubbio che questo bicchiere abbia un'eleganza intrinseca impareggiabile e che il suo successo abbia segnato i primi importanti passi per la diffusione nel mondo della fama della birra artigianale italiana. Ad oggi infatti essa non ha nulla da invidiare, qualitativamente, alle sorelle maggiori belghe e britanniche.
Cheers!
Vi siete mai chiesti quale sia la culla del gelato artigianale? Il capolavoro della pasticceria italiana, conosciuto e amato in tutto il mondo, è nato nell'Ottocento tra la Val di Zoldo e il Cadore, nel cuore delle Dolomiti bellunesi.
Non si ha una risposta univoca sul perché il gelato artigianale sia nato proprio tra queste meravigliose montagne. Quel che è certo, è che furono i primi emigranti che partirono da queste valli nel secolo scorso a cominciare a vendere questo prodotto nelle terre oltre confine. La storia narra che "fu alla fine dell'800 che gli artigiani gelatieri Zoldani e Cadorini con i loro carrettini lungo le vie delle più importanti città dell'impero Austro-Ungarico fecero diventare il Gelato un alimento popolare alla portata di tutti", così come riportato sul sito dell'Associazione Famiglia Emigranti ed ex Emigranti Zoldani.
Questo fenomeno si consolidò definitivamente negli anni del secondo dopoguerra, quando in tutta Europa (ma non solo!) cominciarono a vedersi le gelaterie gestite dai nostri connazionali bellunesi.
I mastri gelatieri hanno tramandato il segreto del gelato per generazioni e ancora oggi molti di loro lo realizzano con i materiali e le attrezzature di una volta. Qualche esempio?
Per ottenere il freddo in maniera artificiale e senza l'uso dell'elettricità, fanno che mantecare la miscela con il salnitro che, grazie al suo potere refrigerante, la fa diventare gelato. Come è noto, infatti, il ghiaccio mescolato con del sale tende infatti a sciogliersi rapidamente, poiché sottrae calore all'ambiente che lo circonda e abbassa così la temperatura dei recipienti con cui viene a contatto.
Gli ingredienti del gelato vanno preparati tutti insieme, mescolandoli di continuo per amalgamarli ed evitare di bruciare tutto il composto. Questo è anche il modo migliore per sciogliere bene lo zucchero.
I mantecatori utilizzati sono costituiti da doghe di rovere, sono manuali e possono essere azionati solo grazie al lavoro di due persone contemporaneamente.
Il segreto più importante però, secondo questi sopraffini artigiani del gelato, rimane la scelta delle materie prime. Latte, panna, uova e frutta devono essere rigorosamente freschi! Tutti gli elementi, poi, devono essere selezionati e dosate con cura, nel rispetto di tempi e metodi di lavorazione. Questa è la vera garanzia di un ottimo prodotto. Parola dei Maestri!
Qual è il modo migliore per diventare dei veri conoscitori di caffè? Studiarlo all'Università!
L'Università del Caffè è nata nel 1999 da un'idea di Ernesto Illy, colui che nel 1956 è diventato comproprietario e amministratore dell'azienda fondata dal padre nel 1933, famosa in tutto il mondo per essere una delle massime istituzioni del settore.
Nata sotto l'egida di Illy, l'Università del caffè si è posta fin da subito come un luogo di eccellenza, dove si promuove la cultura di un caffè di qualità, mentre lo studio parte da una profonda e imprescindibile conoscenza della materia prima.
Dopo una breve parentesi iniziale a Napoli, già dal 2002 l'istituto si sposta a Trieste, dove si coordinano le attività didattiche anche per le altre 22 sedi del mondo.
"Questa Università si rivolge a tre classi di potenziali partecipanti -spiega Moreno Faina, direttore dell'Istituto- produttori di caffè, professionisti, consumatori finali. Sono 17 i corsi che ogni anno vengono attivati: quelli di carattere tecnico sono focalizzati sulla trasformazione del prodotto; quelli di carattere aziendale sono più legati alla gestione economico finanziaria di un coffee shop, il servizio e il coordinamento del team all'interno di un punto vendita, nozioni di visual merchandising".
Per gli appassionati e curiosi, l'Università organizza degustazioni e cene, per imparare ad apprezzare e riconoscere il gusto e gli aromi del caffè.
Uno dei corsi più gettonati è quello che si concentra sul cappuccino, perché sono molti i baristi che credono di saperlo fare in maniera esemplare, ma che in realtà cadono sulle quelle che tecnicamente vengono definite microbollicine, che rendono compatta la schiuma e la rendono un piacere unico nel momento in cui si va a degustare.
Per ulteriori informazioni sui corsi previsti questo link potrà risultarvi utile http://unicaffe.illy.com/it/corsi/formazione